Storia


Villa Venier - Vo' Vecchio 1912
Tra il XVI e XVIII secolo un ramo della grande famiglia veneziana dei Contarini acquisì vasti possedimenti nel versante occidentale dei Colli Euganei tra cui anche il medievale castello della Nina. Una preziosa testimonianza del 1605 ricorda un “altiero palazzo” di proprietà di Alvise Contarini di tipologia tradizionale e dall’accentuato verticalismo.
Esso presenta una pianta quadrata tripartita con al centro i saloni sovrapposti, ai lati le stanze e uno scalone interno; un basso pianterreno di servizio che serve a “staccare” da terra i due alti piani nobili, l’uno sovrapposto all’altro ed architettonicamente differenziati ed infine un piano sottotetto per la servitù.
Le finestre sono caratterizzate da vivaci balaustre in pietra, da timpanetti triangolari ed arcuati oppure con archi decorati in chiave da eleganti modiglioni. Lo stile classico è riservato al settore centrale del prospetto principale, volto a sud, dove si osserva la canonica sovrapposizione di colonne e paraste: tuscaniche al primo piano, ioniche al secondo e corinzie sul frontone del tetto. A decorare le chiavi d’arco della trifora del secondo piano nobile sono tre splendide protomi probabilmente interpretabili come un guerriero lanzichenecco affiancato da due nobili regine. L’elemento più interessante è costituito dalla scala esterna a due rampe semicircolari raccordata ad una terza che, poggiando su un’arcata, raggiunge l’ingresso principale del palazzo. Al palazzo, nel corso del XVII secolo, si aggiungono un oratorio, un’osteria e la piazza che con il porto fluviale daranno origine ad un piccolo centro abitato. Il complesso rappresenta uno dei più alti esempi di urbanistica organizzata sull’impianto di una villa veneta.
Nel XIX secolo il palazzo subisce una totale ristrutturazione, in vista di un ammodernamento voluto da Maria Giovanelli, moglie di Giovan Battista Venier, che ne modifica la pianta: sul lato posteriore dell’edificio viene aggiunto un corpo aggettante semiottagonale destinato ad ospitare la monumentale scala “a bovolo” del Meduna. I saloni passanti centrali vengono frazionati, le stanze mutano dimensioni e si aggiungono nuovi controssoffitti con decorazioni pittoriche a tempera in stile neobarocco e neorococò. Tali modifiche la trasformarono in una vera e propria casa di villeggiatura.


Villa Contarini Giovanelli Venier - anni '40
Nel 1927 il palazzo di Vo’, ormai frazionato e svuotato degli arredi, fu acquistato dall’industriale vicentino Gino Bonazzi e successivamente dal pittore bolognese Mario Pozzati, antifascista, che fece della villa la sua residenza e in cui nacque il figlio Concetto famoso pittore contemporaneo. Più tardi il Pozzati cedette la villa al commerciante Sirio Landini che a sua volta, nel 1943, la diede in affitto alle Suore Elisabettine di Padova che ne fecero un luogo destinato ad ospitare gli sfollati delle città vicine sottoposte ai bombardamenti alleati. Nel dicembre 1943 la villa fu requisita dai repubblichini di Salò e utilizzata come campo di concentramento degli ebrei delle provincie di Padova e Rovigo: da allora, per circa sette mesi nel campo di Vo’ vennero detenute fino ad una settantina di persone, arrestate in ottemperanza alla circolare del 30 novembre 1943 emessa dal Ministero degli Interni della Repubblica di Salò Buffarini Guidi.
Il 17 luglio 1944 i quarantasette ebrei allora presenti nel campo vennero prelevati dai tedeschi, incarcerati a Padova, trasferiti poi a Trieste nella risiera di S. Sabba ed infine, stipati in vagoni merci, tradotti nel campo di lavoro e di sterminio di Auschwitz – Birkenau in Polonia. Degli ebrei detenuti a Vo’ soltanto tre sopravviveranno: Ester Hammer, Bruna Namias e Sylva Sabbadini. Il 17 luglio del 2001, all’esterno del palazzo, venne collocata una lapide che riporta i nomi dei 47 ebrei qui imprigionati.
Tra il 1624 e il 1642 alla villa vengono annesse le barchesse disposte con andamento divergente e raccordate da un muro di cinta semicircolare a racchiudere un giardino all’italiana. Ognuna delle barchesse è scandita da otto arcate a tutto sesto inquadrate da lesene tuscaniche, alta trabeazione e finestrelle per i granai del sottotetto. Sotto i portici si trovavano gli alloggi della servitù, i depositi, le cantine, le rimesse e le scuderie: tutti gli ambienti erano distribuiti su due piani. Il loro architetto non fu quello della villa: la concezione eminentemente barocca dello spazio tradisce il disegno di un progettista che si ispirava alle soluzioni architettoniche allora in voga nelle capitali come Roma e Venezia.


Concetto Pozzati (Vo' 1° dicembre 1935 – Bologna 1° agosto 2017) Pittore italiano, figlio di Mario Pozzati
A pochi passi dal palazzo si trova un piccolo oratorio dedicato a S. Lorenzo, diacono e martire. In origine esso aveva un solo altare e fu benedetto il 29 maggio 1619. L’architettura sembra ispirarsi a modelli dello Scamozzi: in particolare la volta a padiglione richiama la soluzione adottata per la chiesa di S. Gaetano a Padova (1582 – 1586). Un’iscrizione latina ricordava che Alvise aveva eretto a Vo’ un luogo di culto dove ogni viandante poteva raccogliersi in preghiera. L’attuale cappella di S. Anna è l’antico oratorio e affianca la più tarda chiesa nuova di S. Lorenzo che da esso ha mutuato il titolo. La chiesa risulta compiuta nel 1670 poiché in quello stesso anno la vide il vescovo di Padova (poi santo) Gregorio Barbarigo che in occasione della visita pastorale alla parrocchia di Zovon la definì “magnifice constructum”. Si tratta di un’elegante chiesetta ad aula unica di stile palladiano affiancata da un piccolo campanile dal linguaggio avvicinabile ai modi dell’architetto Giuseppe Sardi, attivo a Venezia nel secondo Seicento. Nella seconda metà del XVII secolo, la piazza annessa alla villa assunse l’aspetto attuale ad opera del figlio di Alvise Contarini, Piero, verosimilmente in occasione dell’ istituzione in questo luogo di un mercato settimanale al giovedì concesso nel 1674 dal Senato veneto ai Contarini che già vi esercitavano il diritto di tenere un’osteria e una beccheria. Si realizzarono infatti i due grandi fabbricati a portici atti ad ospitare varie attività: botteghe, case di artigiani e negozianti al primo piano, depositi e granai nel sottotetto.
Negli anni '50 la villa viene acquistata dal Comune di Vò, che vi ricava all'interno le abitazioni dei propri dipendenti e dei maestri elementari. Una delle due barchesse è stata utilizzata per molti anni come sede della scuola elementare, mentre l'altra barchessa, di proprietà privata, ospita ancora oggi un bar-trattoria.
Nel 2012 si è concluso un importante intervento di restauro, che ha riportato Villa Contarini Giovanelli-Venier al suo antico splendore. Attualmente le sale interne ospitano un interessante percorso museale: al piano nobile si trova il Museo del Paesaggio con una ricca esposizione di copie di antiche mappe del territorio, il secondo piano è dedicato all'allestimento di mostre temporanee, mentre il piano terra è diventato Luogo della Memoria della Shoah, con i resti delle cucine utilizzate dagli internati e pannelli che descrivono il dramma che hanno vissuto.




Chiesa di San Lorenzo - anni '50
Villa Contarini Giovanelli Venier - prima del restauro del 2012
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Indirizzo
Piazza B. Santimaria, 240, 35030 Vo' Vecchio PD
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